Tomba dei Giganti di Osono

La Tomba dei Giganti di Osono è situata nell’omonima vallata a settentrione del territorio comunale di Triei, sopra la zona di Perda Prana, a pochi passi dal confine con il comune di Baunei. Rispetto al centro abitato di Triei il monumento dista sette chilometri.

L’area è collinare, circondata da una fitta vegetazione a macchia mediterranea dove vi sgorga una omonima fonte.

Per raggiungerla bisogna percorrere la strada Statale 125 fino al chilometro 149 ed imboccare la strada Provinciale 55 al bivio per il Comune di Triei. Superata la piccola e graziosa frazione di Ardali, che fa parte della giurisdizione di Triei, si prosegue sino al campo sportivo comunale. Da qui si seguono le indicazioni per la sorgente di Osono, nei pressi della quale una strada di penetrazione agraria sulla sinistra conduce alla tomba dei giganti , chiamata nel dialetto locale “S’Iscusorgeddu”.

Lungo il percorso si incontra il complesso nuragico di Bau Nuragi. Nei pressi si trovano inoltre i nuraghi Nunuccoli e Fratta.

Nella zona esisteva anticamente un villaggio, chiamato appunto Osono, sicuramente precedente allo stesso Triei .

Questo importante monumento preistorico, collocato a circa 259 metri sul livello del mare, fu riportato alla luce da una campagna di scavi iniziata nel 1989, rivelando una struttura funeraria in ottimo stato di conservazione. A favorire ciò la presenza di una fitta vegetazione che la ricopriva e la proteggeva dai numerosi agenti che potevano contribuire al suo degrado.

Nell’estate-autunno del 1993 si è conclusa l’indagine archeologica, e si è proceduto al “restauro” della tomba.

La fase costruttiva del monumento viene fissata nel Bronzo Antico con una continuità d’uso nel Bronzo Finale, e momenti di riutilizzo nel periodo romano imperiale .

Realizzata in granito e scisto locali è orientata a sud sud-est su un terreno in leggero pendio da destra a sinistra sull’asse trasversale, e ad andamento a schiena d’asino su quello longitudinale, a cui consegue un leggero pendio verso i lati dell’esedra.

Il monumento presenta una lunghezza di 22,7 metri misurati dal centro della corda dell’esedra ai peristaliti posteriori del tumulo. Il corridoio sepolcrale , costruito con blocchi di pietra disposti in filari irregolari in leggero aggetto e coperto con grandi lastroni litici , è lungo 10,25 metri ed è largo mediamente 0,80 metri . A questo si accede tramite un ingresso staccato dal corpo della camera e allineato all’esedra, realizzato con un grosso architrave monolitico  poggiante su due piedritti.

L’esedra semicircolare, la cui corda misura 19,10 metri, si compone di 22 ortostati di granito, alcuni di notevolissime dimensioni, rinvenuti talvolta in frammenti o abbattuti . Ai piedi degli ortostati, parallelamente ad essi, corre una stretta e bassa banchina che doveva servire da sedile, e come supporto per l’incastro nella posizione verticale degli elementi dell’esedra.

La ricerca ha proceduto attraverso lo sgombero del monumento e di tutta l’area dai materiali ammassati nel tempo fino a riacquistare il piano di posa originario delle strutture. A questa quota, sul lato destro è stato recuperato un pugnaletto di bronzo a base triangolare con tre fori […] e numerosi frammenti di tegami decorati a pettine. In prossimità dell’ingresso, si sono osservate tracce di sconvolgimento del deposito originario, operate da clandestini, in epoca non recente .

Nel deposito di terra è stata rinvenuta una grande quantità di resti scheletrici umani in forma di minuti frammenti attribuibili a un numero imprecisabile di individui, unitamente a frammenti ceramici e di vetro di età romano-imperiale, monete (una dell’imperatore Alessandro Severo), e numerosi elementi di collana in pasta vitrea policroma e in ambra.

Anche lo scavo all’interno della camera ha consentito di documentare il riutilizzo della stessa in età romana in ogni sua parte; nulla è stato recuperato delle deposizioni originarie.

Nella superficie naturale di granito del piano di calpestio si sono rilevate delle piccole fossette, all’interno delle quali erano collocate delle pietre di varie dimensioni di calcare bianco di provenienza non locale, legate forse ai rituali funerari e alle cerimonie religiose.

Dalla stessa area provengono frammenti ceramici d’impasto pertinenti a ciotole e ciotoloni, tegami e olle a orlo ingrossato a sezione triangolare .

Lo scavo ha infine consentito di documentare due differenti fasi costruttive del monumento e il riutilizzo in età romana:

  • Originariamente, nella fase del Bronzo Antico, fu edificata una camera sepolcrale navetiforme con gli interni a sezione verticale tronco-piramidale, e le pareti realizzate in aggetto con grandi massi di dimensione decrescente in altezza a sostenere i lastroni della copertura della camera. Nella facciata in muratura, dal profilo a scarpa, l’ingresso presenta la tipologia originaria alterata dal rimaneggiamento successivo . Il Sanges ha visto in questo primo impianto una forma del tutto simile a numerose navetas baleariche, con alcune delle quali (non citate) ritiene di trovare puntuali e stringenti confronti.
  • In una seconda fase, l’impianto originario della camera fu rifasciato tutt’intorno con blocchi litici, mentre sul davanti fu collocata, leggermente spostata dall’antica facciata, la monumentale esedra realizzata con 22 ortostati, al centro della quale viene aperto il nuovo ingresso con l’architrave poggiante su due piedritti monolitici . Il Sanges descrive i piedritti come addentrati parzialmente nella camera a costituire un legame tra la vecchia struttura e la nuova. In realtà questa integrazione non esiste. I piedritti si avvicinano all’apertura della camera senza passarne la linea del prospetto.

Nell’esedra sono presenti elementi di grande arcaicità. Gran parte degli ortostati che la compongono sono di riutilizzo: alcuni sono infatti delle stele  a sezione piano-ogivale, altri presentano la superficie cosparsa di piccole coppelle, altri ancora sono dei veri e propri menhir aniconici. Costruito in tutte e due le fasi nell’età del bronzo antico, il suo uso prosegue nel tempo almeno fino all’età del bronzo finale, con momenti di riutilizzo, dopo l’abbandono, in età romana imperiale.

Lo scavo della tomba di giganti di Osono si è rivelato di grande interesse, sia per le nuove conoscenze architettoniche e nuovi elementi riferibili al culto dei defunti, sia per i possibili raffronti con analoghe strutture di altre località del mediterraneo occidentale. Questo monumento quindi per le sue caratteristiche peculiari, per l’ottimo stato di conservazione è da considerarsi fra i più interessanti esempi di architettura funeraria dell’età del bronzo, non solo dell’Ogliastra, ma dell’intera Sardegna .


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