Il primo documento in cui vengono citati i Beni culturali del Comune di Triei è il Dizionario Angius/Casalis “la Sardegna paese per paese” . La fonte riporta di quattro nuraghi denominati rispettivamente: Mullò, Talavè, Nonoculi e Serragu de is bingias. Di Mullò e Talavè, scrive l’Angius, sussiste ancora non poca parte con l’ingresso (..) minore dell’altezza della statura comune. L’autore prende nota inoltre che intorno si osservano delle rovine che indicano opere circostanti, parimente di costruzione nuragica. Degli altri due, Nonoculi e Serragu de Is Bingias, viene detto risultino quasi totalmente distrutti.
L’Angius, nell’indicare i siti, anziché riportare il nome proprio del monumento, ricorre alla toponomastica della zona in cui esso ricade, fornendo in questo modo delle informazioni molto generiche, o addirittura errate. Infatti un nuraghe Mullò non risulta, mentre attorno alla zona di Mullò esistono due nuraghi: il nuraghe Pizzu ‘e Serra e il nuraghe Cugumacci. Da ciò si può supporre che (per fattori di pertinenza geografica) si riferisse al primo dei due. Altra possibilità è invece che si tratti del nuraghe della zona di Mullò di cui parla il Cocco nella sua opera del 1989 di cui al momento non si ha comunque alcun riscontro sul territorio. Stesso utilizzo del nome della località si rileva sul nuraghe Talavè che non risulta, mentre in località Talavè si trovano i nuraghi Bau Nuragi e nuraghe Fratta.
Il nuraghe Nonoculi nelle carte I.G.M. è indicato Nunucoli, mentre il Serragu de is bingias non compare in nessun censimento ufficiale. (Su questo c’e da chiedersi se sia un nuraghe indicato oggi con altro nome e che quindi Serragu de is bingias sia anche qui il nome della località più in generale o se in antico sia risultato un nuraghe così denominato).
Rimanendo in tema di beni culturali , ma spostandosi al periodo medievale, nel Dizionario è nominato l’antico borgo di Osono, di cui si riconoscono le vestigia sotterra e di cui l’Angius, però, dichiara non aver ottenuto alcun riscontro in nessuna carta del medioevo.
Nella sezione religione dedicata al Comune di Triei, nel volume viene fatta menzione della chiesa parrocchiale, dedicata (il titolare) ai santi Cosimo e Damiano, che proporzionata al piccol numero degli abitanti, è piuttosto bellina e ben tenuta .
Nel 1929 lo studioso Antonio Taramelli nella sua Carta Archeologica della Sardegna, in riferimento al territorio di Triei , elenca 5 nuraghi e nessuna domus de janas o tomba dei giganti. Le fonti da lui utilizzate sono l’elenco del Comune e della Soprintendenza, la Carta dell’Istituto Geografico Militare, in due casi il Dizionario Casalis/Angius e regolarmente le notizie orali apprese in loco.
I nuraghi di cui parla lo studioso sono:
Dei monumenti il Taramelli fornisce pure una breve descrizione che si riassume di seguito:
di Nunnucoli dice che si conservano pochi resti essendo demolito da molto tempo e lo posiziona a un chilometro dal villaggio di Triei all’interno del terreno di Murru Pietro fu Priamo. Ulteriore fonte del Taramelli su questo nuraghe è il Dizionario Casalis/Angius.
Per il nuraghe Talavè, osservando l’elenco sopra riportato, l’autore ha attribuito ai monumenti il nome della località su cui si trovano affiancandoci l’ulteriore toponimo Bau Nuragi in un caso, e il toponimo Fratta in un secondo caso.
Per il caso in cui lo affianca alla denominazione Bau Nuragi (pertanto, anche in base alla descrizione da egli svolta possiamo supporre si riferisca presumibilmente al monumento che noi oggi conosciamo con questo nome) lo fissa in terreno comunale, a 2 chilometri dall’abitato. Lo descrive costruito con grandi massi di calcare, residuante della base della torre per un’altezza di 4 metri con attorno un recinto con tracce di passaggio. Il materiale costruttivo risulta però diverso da quello del Bau Nuragi che invece è granito . Diroccato, all’autore non risultava esplorato.
Il nuraghe Talavè – Fratta (ossia il nuraghe Fratta che conosciamo noi oggi) viene posizionato dal Taramelli lungo il corso del fiume, nel terreno di Mulas Battista fu Giovanni. Per il Taramelli il monumento appariva appena riconoscibile e risultava privo di notizie di scoperte o di ricerche che lo riguardassero.
Del Nuraghe Figu il Taramelli riporta che si trova in terreno comunale su un mammellone a 161 m s.l.m., e che è appena riconoscibile poiché demolito.
Come per gli altri casi, anche del nuraghe Pizzu ‘e Serra ne specifica la posizione (su un mammellone a 108 metri sul livello del mare, in terreno di Tangiano Raimondo). I resti li quantifica in 2 metri di elevazione dal terreno e aggiunge che sul sito non vi sono notizie di scavi o scoperte.
La maggior parte delle informazioni addotte dal Taramelli, come immediatamente comprensibile dalle note da egli inserite ad ogni sito , sebbene l’autore cerchi di dare una parvenza di padronanza in termini di conoscenza del territorio e del monumento stesso, sono in realtà principalmente di natura orale e non verificate personalmente. Il fatto emerge inoltre dalle sue considerazioni sugli insediamenti spesso errate o troppo generiche.
Lo studioso Emanuele Melis, nella sua Carta dei Nuraghi della Sardegna concentra l’attenzione, come si evince dal titolo del suo lavoro, esclusivamente sui nuraghi. Per il Comune di Triei elenca 5 monumenti, utilizzando quasi esclusivamente la Carta d’Italia dell’Istituto Geografico Militare ma anche la Carta archeologica del Taramelli. I 5 nuraghi elencati sono presi dall’elenco del Taramelli; di questi uno solo viene censito senza nome ma con le coordinate geografiche. Il Melis però non tiene conto delle nuove reali pertinenze territoriali dei Comuni di Triei e Baunei a seguito del passaggio, nel 1959, della frazione di Ardali da Baunei a Triei , e quindi del distaccamento del territorio di pertinenza, e continua ad attribuire i monumenti di questa zona che il Taramelli aveva censito come baunesi sempre a questo paese, senza tenere conto dei cambiamenti avvenuti . Da ciò si può desumere che anche il lavoro del Melis non si sia basato su ricerche di prima mano in situ.
Il Melis presenta l’elenco dei nuraghi della Sardegna secondo una classificazione in gruppi. Nei gruppi A, B e C vengono elencati quelli contenuti nelle carte dell’Istituto Geografico Militare; nel gruppo A i nuraghi precisati con denominazione particolare, nel gruppo B quelli precisati col solo vocabolo nuraghe, nel gruppo C quelli segnati col solo segno convenzionale. Nel quarto gruppo D sono compresi i nuraghi ben individuati in pubblicazioni, scritte da vari autori .
Per i nuraghi di Triei (i cinque di cui si è fatto cenno) presenta la seguente classificazione:
Il Melis inoltre specifica che il Comune di Triei presenta una densità dei nuraghi per Kmq pari allo 0,38 mentre il rapporto tra i nuraghi e la popolazione si attesta allo 0,0164 .
Flavio Cocco nella sua “Storia dei paesi della Diocesi d’Ogliastra” considera Triei ricco di testimonianze antiche. Del territorio del Comune elenca i nuraghi Nunuccoli, Badu Nuraxi, Fratta, Pizz’e Serra e Sa Paule. A questi il Cocco aggiunge un’ulteriore nuraghe che non nomina ma che colloca nell’area di Sant’Antonio Mullò, zona frequentata fin da tempi remoti. A testimonianza di ciò, il prelato di Gairo, fa riferimento a un masso erratico con sei coppelle e alla chiesa rurale cristiana ivi presenti. Tra gli altri monumenti archeologici cita in località Osono due tombe dei giganti ed un edificio megalitico a forma di “Allèe”, mentre in Badu e Figu passa una strada antica proveniente da Cala Gonone, che era probabilmente la strada Orientale antica che congiungeva quel centro punico-romano con l’antica stazione di Sulcis, oggi Girasole.
Il Cocco nel primo volume della sua “Storia dei paesi della Diocesi d’Ogliastra” cade nello stesso errore, relativo alla frazione di Ardali, commesso dagli altri autori sopracitati, poiché nel capitolo inerente il Comune di Baunei, citando le antichità in esso presenti, scrive che un’altra fila di nuraghi si trovano a valle di Ardali ed in quelli che erano i territori di Osono e di Ertili, i quali sono, nell’ordine ascendente, quelli di Genn’Olidoni e Cugunnaci, vicino ad Ardali, Lastrafò, Selimba e Molentina in territorio dello scomparso Osono. Proprio in riferimento a tale villaggio il prelato di Gairo cita il documento che ne attesta l’esistenza: ossia una carta volgare che risale all’8 marzo del 1217, dove si fa riferimento ad una serva chiamata “Maria Locci, ankilla peculiari de la villa de Osono” .
Un ulteriore documento in cui viene citato il villaggio di Osono è compreso nelle Carte Volgari Cagliaritane dell’Archivio Diocesano di Cagliari; tale informazione la apprendiamo da Pasquale Zucca . Il documento, restaurato nel febbraio 1978 dall’Istituto del restauro Scientifico del Libro della Città del Vaticano, è una pergamena in lingua volgare sarda molto rovinata con frequenti macchie di muffa che la rendono solo parzialmente leggibile . In tale documento, datato Cagliari 22 febbraio 1217, si legge che il Vescovo Torchitorio di Suelli, avutane autorizzazione dal giudice Torchitorio e dalla moglie Benedetta, dà forma pubblica a numerosi atti di donazione, di permuta e di transazione di servi e di beni immobili da lui compiuti a vantaggio della sua chiesa di Barbaria (Gairo, Barì, Osono, Ulassai, S. maria di Lozzorai, Tortolì), nel Sarrabus, nella Trexenta ed in altre località.
La Provincia di Nuoro (settore pianificazione territoriale e urbanistica) nell’elaborazione del Piano Urbanistico Provinciale (Piano dei Beni Culturali), riporta l’elenco dei Siti archeologici georeferenziati dell’Ogliastra. Per quanto riguarda il comune di Triei i nuraghi censiti dall’Ente (Carta dei Siti Archeologici) sono 11 e vengono riportati con la seguente toponomastica:
L’unica fonte utilizzata, in riferimento al Comune di Triei, è la Carta d’Italia scala 1:25.000 (foglio n.° 517 sezione II) dell’Istituto Geografico Militare Italiano. Confrontando questa fonte con la superficie del Comune, l’Ente Provinciale ha stabilito una densità dei siti Archeologici pari allo 0,385 .
Confrontando il PUP con i monumenti riportati nella Carta d’Italia scala 1:25.000 (foglio n.° 517 sezione II) dell’Istituto Geografico Militare Italiano si nota infatti come risultino necessariamente gli stessi nuraghi con la stessa toponomastica utilizzata dall’Ente provinciale.
Una mancanza rilevante è che il PUP abbia trascurato l’esistenza della tomba dei giganti di Osono ormai appurata da scavi e studi condotti sul monumento (1993). L’Istituto Geografico Militare in prossimità dell’area denominata Serra Osòno (non distante dall’omonima sorgente) contrassegna la carta attraverso l’utilizzo di due simboli significanti rudere, uno verosimilmente da ricondurre alla tomba dei giganti, l’altro da accertare .
L’imponente tomba dei giganti di Osono fu riportata alla luce in una campagna di scavi iniziata nel 1989 e conclusasi nel 1993; si rivelò essere una struttura funeraria in ottimo stato di conservazione grazie alla protezione che le era stata garantita da una fitta vegetazione che la ricopriva .
La Carta Tecnica Regionale riporta invece 10 nuraghi, utilizzando la stessa toponomastica sia della Provincia di Nuoro sia dell’I.G.M.; li riportiamo qui di seguito:
Le lacune riscontrate, di non poco conto, sono rappresentate dal fatto che la carta regionale non ha inserito né il Nuraghe Bau Nuragi, il più significativo anche per gli scavi in esso condotti in due successive campagne di intervento, la prima nel giugno 1984 condotta dalla Soprintendenza archeologica di Nuoro, la seconda nel luglio 1985 finanziata dalla Comunità Montana dell’Ogliastra, né la Tomba dei giganti di Osono.