La Chiesa parrocchiale dei Santi Cosma e Damiano, costituisce in campo architettonico un documento di un clima rinascimentale introdottosi in Ogliastra tra il XVI e il XVII secolo, mentre la presenza al suo interno di un ciclo di affreschi del XVIII secolo, attribuiti alla bottega degli Are di Nuoro, testimonia l’avvenuta diffusione anche in Ogliastra di un certo fermento culturale. Nella chiesa si realizza il tipo basilicale a croce latina immissa a navata unica coperta con volta a botte e con una solenne cupola all’incrocio del transetto con la navata, mentre i bracci del transetto sono voltati con crociera costolonata. Con le nitide forme tardo rinascimentali convivono quindi ibridismi gotici ispirati ai moduli costruttivi catalani, secondo la forma più diffusa del gusto rinascimentale in Sardegna.

La cupola è impostata su un tamburo ottagonale con il quale si raccorda con pennacchi. Sul tamburo si aprono quattro finestroni quadrangolari che illuminano l’ambiente interno. Superiormente è chiusa da una lanterna, a sua volta caratterizzata da un impianto ottagonale e dalla presenza all’esterno di nicchie in corrispondenza dei lati del tamburo su cui si aprono le finestre. Tra la cupoletta della lanterna e le aperture della stessa una cornice modanata corre per tutto il perimetro disegnando, in modo alternato, in corrispondenza delle finestre un arco, mentre nei restanti lati l’andamento è rettilineo.
La prospettiva dell’interno offre un particolare senso di monumentalità, conferito dall’altezza notevole rispetto all’ampiezza e dalla presenza dell’imponente altare maggiore all’incrocio del transetto, che nella profusione decorativa si contrappone alla semplicità dell’alzato e della pianta. All’altare appartengono un Tabernacolo e un Espositorio in marmo bianco con intarsi policromi del 1781, mentre una piccola acquasantiera a muro del XVI sec. si trova nel transetto destro. L’ostensorio d’argento, con piede in ottone, fu opera del “platero” Sebastiano Cabras.
Una transenna marmorea separa l’altare dalla navata mentre alle sue spalle vi è la zona presbiteriale. Alla sinistra della navata, all’innesto della grande arcata a tutto sesto che separa quest’ultimo ambiente dal centro del transetto coperto con la cupola, si trova il pulpito in marmo, di forma esagonale, sorretto da una bassa colonna. Come la navata, anche i due bracci del transetto, voltati questi a crociera, sono separati dall’ambiente cupoloidale da arcate a tutto sesto nascenti da lesene; dal braccio destro del transetto si accede alla sacrestia, da quello sinistro al campanile.
Estremamente sobria è la facciata piana caratterizzata solo da un ingresso modanato, un rosone, e superiormente da una cornice che segue il profilo del timpano. La stessa modanatura di tipo classicista corre lungo i lati della navata, sia all’interno che all’esterno del monumento, e attorno alla cupola sopra il tamburo nel punto in cui si appoggiano le vele. Nei fianchi dell’edificio un contrafforte, posto a metà lunghezza, divide in due i lati maggiori del monumento. I due bracci del transetto, all’esterno nel lato della facciata, sono coperti dalla presenza di un loggiato, realizzato negli anni settanta del secolo scorso, coperto a falda unica su pilastri in cemento armato.
Il campanile, quadrangolare, appare ascrivibile ai primi decenni del secolo scorso. Presenta delle cornici aggettanti che rifiniscono i prospetti e inquadrano il livello della cella campanaria e del sovrastante orologio. Un cupolino piramidale lo sormonta terminando con una croce in metallo.
La Chiesa dei SS. Cosma e Damiano risulta essere la sola chiesa della Diocesi di Lanusei che ancora conserva, seppure in cattivo stato di conservazione, un originale ciclo di pitture murarie che raffigurano scene delle vite dei Santi e dell’antico testamento. La decorazione, voluta nel XVIII secolo dai frati minori che amministrarono la chiesa e attribuita alla bottega degli Are di Nuoro, è attualmente visibile nelle volte delle cappelle e del coro, nell’arco trionfale e nelle vele del presbiterio, ma è probabile che in origine fosse più estesa e attualmente sia in gran parte coperta dall’intonaco.
Molto bella la raffigurazione dei due patroni Cosma e Damiano sopra l’arco trionfale che conduce al presbiterio: sono vestiti con abiti orientali e hanno in mano la palma, simbolo dei medici; altrettanto interessanti sono le stigmate di San Francesco e Santa Chiara in estasi nei pennacchi e l’Immacolata come Donna dell’Apocalisse nella volta del presbiterio . La bella Madonna Immacolata è incorniciata da una sagoma in stucco di gusto barocco.
Nel transetto sinistro, sulla volta, assai rovinata e a tratti illeggibile, si riconosce una Vergine col Bambino che dona a due Santi Francescani lo scapolare. Accanto sono raffigurati, in un’unica scena, due celebri miracoli di San Nicola: nella parte inferiore del dipinto le tre nobili povere cui il Santo aveva di nascosto donato l’oro per la dote. Sopra è dipinto lo stesso Nicola, in abiti episcopali, che tiene per i capelli un bambino: questi era stato salvato dall’annegamento, dopo che era caduto dalla barca a causa di un voto non mantenuto dal padre. Di fronte è rappresentato un miracolo di San Gregorio Magno, che resuscita una persona. Nella vela verso il centro della chiesa è dipinto Daniele nella fossa dei Leoni.
Il giudizio sulla qualità stilistica di queste opere risente del cattivo stato di conservazione delle stesse. Per Stefano Gabriele Casu l’Immacolata, meglio preservata, induce ad avanzare un’attribuzione alla mano di Gregorio Are, o di un collaboratore: la semplificazione formale che caratterizza il dipinto fa propendere per una datazione alquanto tarda del ciclo, non distante, per molti aspetti, dal punto di stile delle scene antoniane sulla parete sinistra del presbiterio di Sant’Antonio a Tonara.
La tecnica è monocromatica e ricorda la sanguigna; il gusto è ingenuo e popolaresco e richiama il ciclo di affreschi della chiesa dei Martiri di Fonni .
Il programma iconografico è evidentemente riconducibile alla religiosità francescana, con strette consonanze con la decorazione della Basilica dei Martiri. La presenza dell’Immacolata nella zona presbiteriale, oggi adibita a sacrestia, rimanda all’uso che di tale devozione fecero i Frati Minori nel loro programma di pastorale nelle zone più isolate della Sardegna, quale era all’epoca l’Ogliastra.
Appare certa la presenza, sotto l’intonaco, di un apparato decorativo anche nel braccio sinistro del transetto, dove sopravvivono alcune tracce di pittura nella nicchia che ospita una statua moderna di Sant’Antonio, ma che era sicuramente dedicata al Santo anche in origine, come testimonia l’iscrizione originale alla base della nicchia.
Si noti la presenza, anche in un’opera minore della bottega, di elementi in stucco, ovvero quattro teste di cherubini agli angoli, subito sotto i pennacchi della cupola: un richiamo povero della ricchissima produzione plastica che aveva affiancato la pittura degli Are a Fonni e a Orani .
Tra le statue lignee si possono ammirare un bel crocifisso pensile in legno con policromie del XVII secolo (transetto sinistro) e una devota Madonna del Rosario di bottega napoletana del XIX secolo. La bella statua si presenta di modeste dimensioni ma di intensa efficacia espressiva (da notare la bella corona di tipo imperiale in argento, opera di argentiere di bottega sarda, coeva alla statua) .
Secondo Flavio Cocco , la Chiesa doveva essere dotata di retablo opera del pittore manierista Andrea Lusso collocato nell’altare maggiore, ed un retablo novament pintat in quello di San Sebastiano.
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